IN MEMORIA DI GIOVANNA

 

 

Il Festival del Paganesimo nasce per rimembrare la triste vicenda di Giovanna de Monduro, chiamata nel corso dei secoli “La Strega di Miagliano”. La storia ha luogo nel Quattrocento, durante il ducato di Amedeo IX, in un periodo in cui dopo le condanne di eretici e presunti tali, l’Inquisizione incomincia a dedicarsi alla caccia alle streghe. La giovane donna protagonista è Giovanna de Monduro, nata a Miagliano, descritta come una donna con un brutto carattere, ribelle e maleducata, la quale una volta andata in sposa ad Antoniotto Monduro, si trasferisce a Salussola. Tale luogo, dopo essere stato annesso al Sacro Romano Impero, viene spartito tra i Conti di Biandrate e gli Avogadro di Cerrione. A Vercelli fa capo il Vescovo Urbano Bonivardo e Nicola De Costantinis, generale inquisitore in tutta la Lombardia sotto al quale si danno al braccio secolare più di 300 donne.

Proprio a Salussola vivono le parenti gelose, invidiose di Giovanna, e nella Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, sede del tribunale dell’Inquisizione, inizia l’istruttoria con le testimonianze di Antonia, sua parente. Il 21 gennaio 1470 Giovanna viene accusata di aver profetizzato e provocato la morte di un bambino, figlio di Martino Monduro, a cui fanno seguito altre accuse come quella di aver soffocato due bambini e aver lanciato un sortilegio contro uno sciame di api che era entrato nel podere di due parenti. La donna dapprima nega ogni accusa, ma sotto tortura Giovanna si ritrova di fronte ad un sistema processuale dal quale comprende che l’unica fuga è inventare la favola perfetta che avrebbe accontentato gli Inquisitori, promotori di una guerra efferata contro le eresie e la stregoneria.

Il 20 febbraio 1470 Giovanna racconta la sua iniziazione alla magia avvenuta di notte, e rievocando il folclore stregonesco diffuso in Europa, sostiene di essersi unita con un diavolo di nome Zen e di aver calpestato la croce e rinnegato Dio, oltre che di essersi trasformata in lepre per fare morire due cacciatori e di essersi recata ai sabba che avvenivano nei pressi del Brianco, uno dei luoghi dove in precedenza avvenivano rituali pagani. Inoltre viene obbligata sotto tortura a dire di essere la responsabile della morte del bambino e di aver soffocato altri due bambini, assieme ad un’altra donna che si trova in prigione con lei, Maddalena. Sotto richiesta degli Inquisitori di denunciare altre donne, Giovanna dichiara molti nomi, ma la sua saggezza consiste nel rivelare nomi di donne già decedute. Infine dopo 18 mesi di prigionia, a Tollegno, il deputato del feudo emette la sentenza finale, dichiarando che la donna avrebbe dovuto essere arsa sul rogo.

Infatti così avviene, durante l’estate del 1471 Giovanna viene bruciata viva presso il ruscello ai confini di Miagliano, che ancora oggi ricorda la terribile vicenda, poiché chiamato Rio delle Masche. L’acqua sembra ancora sussurrare al passante la verità della vicenda della donna, accusata ingiustamente di essere una strega e gli abitanti ricordano questa storia con tristezza. Tuttavia, un particolare ci permette di sentirci più vicine a quelle popolazioni tiranneggiate da un sistema di credenze, ovvero il fatto che gli abitanti di Miagliano e Tollegno si rifiutano di prendere parte all’esecuzione capitale. A tale riferimento, il Conte Bertodano li denuncia per insubordinazione e vengono multati. Ma la loro forza e il loro senso di giustizia, li conduce ad opporsi alla sentenza rifiutandosi di pagare l’ammenda, infatti portano la causa dinnanzi il Tribunale Ducale di Torino, rivelandosi infine a loro favore. Poiché quella donna che hanno visto crescere è una di loro. Giovanna de Monduro è una parente, un’amica, una figlia.

Nel loro cuore sanno che Giovanna è innocente. Ognuno di loro è consapevole che la caccia alle streghe nasce dalla paura e che per contrastarla occorre incominciare a superare le proprie paure, ribellandosi al sistema imperante e inseguendo la libertà. Ancora oggi, dopo molti secoli, Miagliano rappresenta la volontà di portare il cambiamento e l’innovazione, distinguendosi attraverso la creazione di eventi e manifestazioni che portano le persone a riflettere su tematiche storiche e sociali. Attraverso la volontà e l’intento siamo consapevoli che dagli errori si pongono le fondamenta per un’avvenire di rispetto e tolleranza.

Alcuni estratti ispirati a Giovanna De Monduro

La triste vicenda che vede protagonista la giovane donna, Giovanna De Monduro, diventa di ispirazione per alcune scrittrici biellesi che hanno trasformato il personaggio in un’eroina, mostrandone la fragilità e l’audacia e restituendo alla storia la sua autenticità. Leggi i due estratti dai romanzi “Stirpe“, scritto dalla ricercatrice Irene Belloni, e “La maledizione dei Rosacroce” della scrittrice emergente Daniela Zacchi.

Gli atti del processo contro Giovanna

Leggi l’articolo scritto da Giorgio Lozia sulla “Strega di Miagliano” e i brevi cenni su altre streghe del biellese. Nel file Pdf troverete un articolo sugli atti del processo contro Giovanna De Monduro, la traduzione letterale fatta dal latino nei primi del Novecento, è stata opera di Cesare Poma. 

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